10 domande (e risposte) sul Disturbo Ossessivo Compulsivo


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1. “Cos’è il disturbo ossessivo-compulsivo?”

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) è un disturbo psichiatrico di gravità variabile che si caratterizza per la presenza di pensieri intrusivi, non voluti, ricorrenti che portano vergogna, terrore, disgusto. Anche se le persone con DOC riconoscono la stranezza e l’assurdità delle proprie ossessioni, comunque non riescono a smettere di pensarci. Nel tentativo di ridurre o gestire l’ansia che deriva dai pensieri ossessivi, le persone con DOC mettono in atto delle compulsioni, che possono essere azioni reali o atti mentali.

Il DOC può associarsi ad altri disturbi psichiatrici quali i disturbi del comportamento alimentare, il disturbo di panico, la depressione, i disturbi dello spettro bipolare, i disturbi d’ansia.

Spesso le persone con DOC sperimentano sintomi di varia natura che possono essere sensazioni fisiche di nausea o perdita di appetito, senso di strettezza alla gola, eccitamento genitale non voluto, derealizzazione, dissociazione, disfunzioni sessuali, lentezza o senso di confusione. Il DOC può diventare un disturbo invalidante sul piano sociale, lavorativo e delle relazioni intime.


2. “Cosa non è il DOC?”

Il DOC non è un semplice amore per la pulizia, un desiderio di organizzazione, una passione per l’ordine, una voglia di precisione, una tendenza a volere che le cose siano sotto controllo. Tutte queste sono caratteristiche di personalità che non hanno nulla a che fare con il Disturbo Ossessivo-compulsivo, che invece è una condizione di sofferenza e che si contraddistingue per una particolare costellazione di sintomi clinici. Il DOC non è un aggettivo, es. “Sono un tipo un po’ ossessivo compulsivo” Voi direste mai “Sono una persona un po’ diabetica”?


3. “Disturbo ossessivo-compulsivo o ansia generalizzata?”


Le ossessioni tipiche del DOC differiscono dalle preoccupazioni normali della vita quotidiana (ad es. preoccuparsi in vista di un esame) e da quelle che caratterizzano il disturbo d’ansia generalizzato. Queste ultime infatti si presentano sotto forma di rimuginio, come un lento e costante scorrere di pensieri che spaventano la persona e rappresentano una minaccia alla sua stabilità emotiva. Le persone con disturbo d’ansia generalizzato sono impegnate per la maggior parte del tempo in previsioni e valutazioni negative su diversi ambiti della vita (lavoro, scuola, famiglia, finanze), atteggiamento che mantiene uno stato cronico di ansia e una costante sensazione di allerta e di minaccia. Questi pensieri vengono il più delle volte ricercati proprio per anticipare il peggiore degli scenari possibili, nel tentativo di gestire ciò che spaventa.

Diversamente le ossessioni si presentano come pensieri intrusivi, non voluti, disturbanti. Inoltre, diversamente dalle ossessioni, le preoccupazioni tipiche del disturbo d’ansia generalizzato, non sono pensieri inaccettabili, ripugnanti, immorali, disgustosi né vengono valutati come strani o inammissibili.


4. “Quali sono le compulsioni più comuni e perché vengono messe in atto?”

Le compulsioni più comuni che possiamo trovare tra le persone con DOC, sono: -lavare ripetutamente le mani, spesso con una modalità ritualistica (es. schiacciare per un certo numero di volte l’erogatore del sapone o lavare le mani seguendo una particolare sequenza) -controllare e ricontrollare le cose o anche ripercorre mentalmente azioni svolte -seguire delle routine estremamente rigide -accumulare grandi quantità di oggetti -fare la stessa domanda più e più volte -contare mentalmente -toccare un certo numero di volte gli oggetti -ripetere a mente o a voce delle parole o delle frasi -fare ripetutamente gesti osceni Le compulsioni possono essere delle azioni reali o dei pensieri ripetuti che hanno l’intento di alleviare lo stato di ansia derivante dalle ossessioni ma che purtroppo non fanno altro che sostenerla, innescando nuovi dubbi e quindi nuovi bisogni di rassicurazione.


5. “Come capire se un pensiero è reale?”


La stessa domanda rimanda ad uno dei tipici “trucchetti” della mente ossessiva. Non fidarsi dei propri pensieri e della capacità di discriminare fra ciò che è vero e ciò che non lo è, è uno dei modi caratteristici delle persone con DOC che le mantiene in uno stato di costante dubbio. Si può essere in dubbio sull’aver appena recato danno a qualcuno e non fidarsi di ricordare bene ciò che realmente è accaduto. Malgrado ogni segno reale dimostri che non c’è stato alcun danno. I pensieri non sono fatti e quindi non si può provare, solo pensando, se un pensiero è reale o no.

6. “Come il DOC influisce nelle relazioni con gli altri?”


Diversi sono gli aspetti del DOC che possono influenzare le relazioni. Il pensiero rigido e analitico tipico del disturbo può innescare dubbi insolvibili sull’essere veramente innamorati o no di qualcuno, sull’essere sufficientemente una buona madre o un buon padre, sull’aver fatto o detto la cosa giusta a quell’amico. O può minare l’idea stessa che abbiamo degli altri. La difficoltà di riconoscere le emozioni e la razionalizzazione che ne deriva può rappresentare un problema nelle relazioni e un ostacolo al vivere l’autenticità dei legami.

7. “Come ci si sente ad avere il DOC?


Le persone con DOC, strette nelle proprie ossessioni e compulsioni, vivono un costante e intenso stato di paura, incertezza, senso di colpa e vergogna. A queste emozioni si aggiungono la rabbia, per la stessa presenza delle ossessioni o per l’eventuale incapacità a portare a termine una compulsione e la tristezza profonda, quando si sente di aver fallito in un obiettivo o non ci sente sufficientemente all’altezza di un compito.


8. “Esistono dei temi specifici su cui una persona può avere pensieri ossessivi?”


Ci sono sicuramente dei temi più ricorrenti tra coloro che soffrono di disturbo ossessivo-compulsivo, quali l’idea di contaminazione, la superstizione, l’ordine, la paura di aver recato danno a qualcuno, il rigore morale o religioso. All’interno dei temi più comuni ci sono poi dei temi più specifici che esprimono la soggettività dell’esperienza di ognuno. È la caratteristica ridondante e ripetitiva del processo del pensiero a connotare l’aspetto ossessivo di esso, non il contenuto in sé.


9. “Qual è la migliore terapia per il DOC?”


La combinazione tra farmacoterapia e psicoterapia è di sicuro la linea di trattamento più diffusa ed efficace nei casi di disturbo ossessivo-compulsivo. I farmaci più utilizzati nella pratica clinica per trattare i sintomi tipici del DOC sono gli antidepressivi, che possono essere inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI) o antidepressivi triciclici (TCA). Accanto a queste due categorie di farmaci, negli ultimi anni, si sono dimostrati efficaci anche gli antidepressivi ad azione multimodale, che agiscono come inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina. La prescrizione dei farmaci da parte di uno psichiatra può essere un supporto necessario già dalle prime fasi della psicoterapia o arrivare quando il paziente ha delle ricadute importanti. Ogni persona infatti è un mondo a sé e le combinazioni tra gli interventi terapeutici possono variare ed evolversi nel corso del processo di cura.

10. “In che modo la psicoterapia può aiutare a gestire il DOC e alleviare la sofferenza che ne deriva?”


Nella psicoterapia del DOC l'obiettivo centrale è quello di fornire alla persona un vocabolario emotivo. Saper accogliere, riconoscere e usare le emozioni che ci accadono è una capacità indispensabile per vivere con gli altri. Per fare ciò dobbiamo però avere una certa dose di flessibilità, che ci permette di contemplare l’umano errore che ci accomuna tutti, l’imperfezione delle emozioni, così subdole, non lineari e potenti. Nelle persone con DOC la struttura di personalità è perfezionista e inflessibile e le emozioni sono anch’esse vissute e trattate come giuste o sbagliate, immorali o vergognose. La psicoterapia può aiutare a mettere in luce gli aspetti emotivi, perturbanti, che generano conflitto e che si manifestano con ossessioni e compulsioni e a ricostruire la storia personale del disturbo, la genesi, gli andamenti e il suo sviluppo.







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