STUDIO DI PSICOLOGIA GORDIANI

VIA PRENESTINA 395, 00177, ROMA

  • Facebook - Grey Circle
  • G + - cerchio grigio
  • Google Places - grigio cerchio
psicologo roma centocelle prenestina collatina

345 892 8339

dott.sa Dei Giudici

331 706 0481

dott.sa Sardi

Nella nostra società contemporanea, il comportamento alimentare è diventato un importante oggetto di osservazione e analisi da molteplici punti di vista: culturale, socio-economico, clinico-medico e psicologico.

Così il comportamento alimentare è valutato a tutte le età sia negli eccessi che nelle restrizioni.

L'esito di un comportamento alimentare disregolato è, oggi, l'eccesso ponderale nei bambini, un problema serio da non sottovalutare.

L'Italia, al pari di molti altri paesi sviluppati, come gli USA, vanta, purtroppo, dei tassi di obesità infantile molto alti. Nelle regioni del centro-sud si supera già il 30%​​​​ di bambini tra i 6 e i 9 anni che si trova in una condizione di eccesso di peso. Questa percentuale italiana, stimata in aumento nei prossimi anni (dati del 2013), rappresenta un primato tra i paesi europei. In Italia un bambino su tre ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età.

Criteri di diagnosi di obesità

Si considerano obesi, quindi,  quei bambini che nella curva di accrescimento per età si posizionano al di sopra del 95° percentile mentre sono in sovrappeso quelli che si trovano tra l'85°e il 95° percentile.

 

La preoccupazione che desta questi numeri è legata ad alcuni motivi, dimostrati da numerose ricerche. Ad esempio, gli studi longitudinali dicono che i bambini obesi sin dalla prima infanzia hanno più probabilità di rimanere obesi in adolescenza e quindi di diventare degli adulti obesi o in sovrappeso.

 

Viene sottolineato, inoltre, che l'obesità non è una condizione patologica in sé, ma è tale per le malattie che a essa si associano, anche durante l'infanzia. Altri studi, che vanno alla ricerca delle cause, hanno mostrato che la condizione di obesità che accompagna l'infanzia e l'adolescenza è spesso associata a difficoltà nella regolazione emozionale, a disturbi del comportamento alimentare e altri disturbi psicopatologici.



Guardiamo meglio da vicino le motivazioni che ci preoccupano. Un grande quantità di studi confermano che l'obesità è un disturbo complesso ed eterogeneo le cui cause sono molteplici e sono determinate dall'interazione di fattori genetici, comportamentali e ambientali.

Per ciò che concerne l'obesità, i fattori ereditari possono confondersi, sovrapporsi e addirittura intrecciarsi solidamente a quelli ambientali. Questo aspetto spiega quella parte di bambini e adolescenti che ha uno o entrambi i genitori obesi.

Resta ancora una buona parte, corrispondente a circa il 18% di bambini, i cui genitori hanno un peso nella norma e non hanno avuto una storia di obesità durante lo sviluppo. La ricerca, allora, muovendosi in ambito genetico, spiega questo dato alla luce della scoperta di un assetto genetico di suscettibilità formato da 250 geni, comune a tutti gli uomini, necessario alla sopravvivenza in epoche passate, ma che attualmente, in una società opulenta e sedentaria come quella in cui viviamo, finisce per generare un corto circuito come appunto l'eccesso ponderale nei bambini.



Tuttavia, non è possibile comprendere pienamente il fenomeno solo attraverso la lente della genetica.

Occorre prendere in considerazione altri elementi determinanti. Infatti, è importante ricordare che già da alcuni anni si parla di fattori predisposizionali di vulnerabilità, come ad esempio il controllo volontario e la regolazione emozionale. Questi aspetti sono coinvolti sia nel mantenimento di un "sano stile" alimentare, che in ambiti più generali del comportamento e delle inclinazioni, le quali, nel tempo possono sedimentare quelle abitudini che caratterizzeranno l'età adulta.

 

I rischi per la salute

Poco oltre un ventennio fa, la tecnologia medica permetteva di individuare le complicazioni dell'obesità infantile solo molti anni dopo la fanciullezza o l'adolescenza. Attualmente, numerosi studi hanno mostrato l'evidenza clinica di una vasta gamma di condizioni mediche che pongono i bambini obesi in una condizione di alto rischio per la loro salute.

Una volta, infatti, i fattori di rischio cardiovascolare, il diabete di tipo 2 e le anomalie mestruali non erano rilevati nei bambini, e quindi erano considerati rari.

 

Dagli anni '80 cominciano ad essere riportate nella letteratura pediatrica e nell'ultimo decennio è stata dedicata grande attenzione ai rischi dell'obesità in età evolutiva, considerata più pericolosa rispetto all'obesità che si manifesta solo in età adulta.

I disturbi respiratori e del sonno, problemi endocrini, neurologici e ortopedici, sono altri fattori di rischio per i bambini obesi.

 

In età adulta altre patologie, spesso gravi, quali cancro, disturbi della riproduzione e dolori osteoarticolari, sono associate all'obesità. L'ipertensione arteriosa è presente in circa il 35-45% degli obesi, percentuale più che doppia rispetto alla popolazione generale; i rischi correlati sono rappresentati dall'infarto al miocardio, dall'ictus e dalle malattie renali. Frequenti sono anche le alterazioni della funzione respiratoria. Le conseguenze sono rappresentate dalle apnee notturne che incidono significativamente sulla qualità del sonno e sulla qualità della vita in generale.



La cattiva alimentazione e l'assenza di attività fisica, oggi, non sembrano più sufficienti a spiegare l'obesità nei termini di una equazione termodinamica (+ esercizio fisico - ore davanti ai monitor - calorie= normo peso).

Oggi, la ricerca, andando oltre i limiti posti da questi due aspetti (assunzione di calorie/consumo di calorie), è giunta a considerarli come i sintomi di una più ampia varietà di influenze. Tra queste influenze rientrano quei fattori individuali come la regolazione emozionale o una sua disfunzione (disregolazione).

 

 

Cosa fare?
 

La dietoterapia e l'esercizio fisico sono forse i rimedi che il buon senso ci direbbe di usare con una persona in sovrappeso o obesa. Tuttavia, con i bambini e gli adolescenti è stato dimostrato che questo tipo di intervento non basta, anzi è dannoso. La "dieta", o le restrizioni alimentari, soprattutto quelle "fai da te" sono un errore che i genitori di bambini obesi dovrebbero evitare. I fallimenti e le continue recidive scoraggiano i bambini aumentandone il senso di inadeguatezza; il controllo sull'alimentazione diminuisce il senso di autonomia e aumenta i conflitti fra genitori-controllori e figli-controllati.

 

Anche l'attesa della maturazione puberale può essere un errore, perché non sempre il sovrappeso si risolve con la crescita. Soprattutto nei casi di eccesso ponderale grave, occorre compiere uno screening medico completo per i rischi alla salute.Gli interventi per la riduzione del peso del bambino devono essere multi-disciplinari, cioè coinvolgere oltre al pediatra e al dietologo-nutrizionista anche uno psicologo e un istruttore di ginnastica. Inoltre, gli interventi più efficaci e duraturi sono quelli che coinvolgono tutta la famiglia.

 

Lo sguardo sul contesto famigliare deve comprendere la qualità del tempo passato insieme e la qualità dell'esperienza condivisa, le routine, gli eventi significativi. I genitori per migliorare la loro funzione all'interno della complessa opera di costruzione e comprensione di sé e del mondo che compie il bambino.

 

I genitori sono, in quest'ottica, l'interlocutore principale del clinico, necessari a favorire i miglioramenti diretti sia nella riduzione del peso, che, in quelli più indiretti, dello stile di vita del bambino e dell'adolescente.

L'eccesso di peso nei bambini e negli adolescenti